mercoledì 26 aprile 2017

Giuseppe Zannini, seconda puntata

Bari – Bologna – Mauthausen  
Una storia che viene alla luce

Gruppo della Fuci di Bari con Aldo Moro, Pompei 1941.
Fotografia inedita, concessa da Ida Lamacchia (seconda da destra in piedi)
Continua a riaffiorare la storia sommersa di Giuseppe Zannini, nato a Bari il 2 febbraio 1917, entrato nella Resistenza a Bologna nel 1943, arrestato dai tedeschi il 21 maggio 1944, deportato a Mauthausen dove morì per sfinimento il 15 maggio 1945 (data presunta) subito dopo la liberazione del Lager. Una storia che abbiamo raccontato su questa pagine («La Gazzetta del Mezzogiorno», 26 gennaio 2017) componendo per la prima volta le rare e sparse notizie esistenti con alcuni materiali d’archivio che erano rimasti inesplorati. L’articolo della «Gazzetta» e il ritratto fotografico che abbiamo rinvenuto con l’archivista dell’Università di Bari sono stati pubblicati anche nel  sito Storia e Memoria di Bologna 
della Istituzione Bologna Musei, emanazione del Comune per la  memoria storica, così importante in quella città dove la guerra, l’occupazione germanica e la lotta di liberazione hanno lasciato il segno.
Ma la ricerca sta dando ulteriori frutti. Grazie al liceo scientifico Arcangelo Scacchi di Bari e al suo dirigente, sono stati trovati nell’archivio della scuola i registri generali dei voti che permettono di ricostruire gli ultimi anni del curriculum scolastico di Zannini (1933-1936): un allievo che non è quasi mai assente ed è promosso con la media del sette, ottenendo la dispensa parziale dalle tasse. Nell’ultimo anno ha però una defaillance, conseguendo la maturità soltanto nella sessione autunnale. Iscrittosi a Scienze politiche, ha un vero exploit: supera tutti gli esami con voti alti e arriva alla laurea, il 6 giugno 1940, con una media di 106,7, ottenendo il punteggio finale di 110 e lode. L’argomento della tesi in economia politica, Modernità di Galiani nella teoria del valore, fa comprendere gli interessi di Giuseppe specie se si pensa che il relatore è Angelo Fraccacreta: docente prestigioso e non allineato, già firmatario del manifesto antifascista di Benedetto Croce nel 1925 e primo rettore democratico dell’Ateneo barese dopo la caduta del fascismo. Ma in facoltà Zannini ha un altro incontro decisivo: quello con il quasi coetaneo Aldo Moro, giovanissimo docente nonché dirigente della Fuci. La federazione degli studenti universitari cattolici, in cui milita Giuseppe, è uno spazio relativamente autonomo dal regime. Ha conservato viva memoria di quegli anni Ida Lamacchia Mininni (classe 1920), allora studentessa di Lettere a Napoli ma iscritta alla Fuci di Bari, cara amica di Rina Moro e per suo tramite del fratello Aldo. La signora Lamacchia, che ha parlato a lungo con noi, non ricorda Zannini (le sezioni maschili e femminili della Fuci si incontravano solo in alcuni momenti) ma rievoca le riunioni presso la chiesa dei domenicani, l’attività di assistenza rivolta ad anziani e infermi, le gite, le conferenze di Moro; in occasioni speciali, rammenta, comparivano nei dintorni i carabinieri. «Eravamo sorvegliati», dice. L’amicizia fra Moro e Zannini, attestata dalle memorie della madre, della fidanzata e dell’amico bolognese Achille Ardigò, è confermata da quanto è a conoscenza di Renato Moro (nipote dello statista e fra i maggiori studiosi della sua biografia politica) il quale ci ha scritto cortesemente dicendosi convinto che il rapporto fra i due giovani possa essere documentato nelle carte di Moro, tuttora non riordinate e non accessibili come non lo è al momento l’archivio nazionale della Fuci.

Carta personale del prigioniero Zannini a Mauthausen
1.1.26.3 / 1856431 ITS Archives Bad Arolsen 
È stato invece possibile trovare un fascicolo di straordinario interesse: i documenti di Mauthausen, conservati nel grande archivio della deportazione, a Bad Arolsen in Germania. Vi si trova la «carta personale del prigioniero» (Häftlingspersonalkarte) con il numero di matricola 82553 e il disegno di un triangolo (che cucito sulla casacca era di colore rosso), all’interno l’abbreviazione It. (Italia) e, accanto, Sch. (Schutz, «sicurezza», sigla che indica i deportati politici). Si leggono poi le generalità di Zannini e la descrizione (fra cui: altezza 1,77, nessun segno caratteristico, lingue parlate il tedesco e il francese oltre all’italiano), il luogo di cattura (San Lazzaro di Savena nella cintura bolognese), e la spedizione verso il Lager il 7 agosto ’44 tramite la Sipo (polizia politica) di Verona.
Zannini, impiegato in banca, fu arrestato nel corso di un blitz delle SS che coinvolse il convento di Santa Maria dei Servi dove il giovane era ospitato. Fu il tentativo di disarticolare sul nascere il movimento antifascista cattolico che Giuseppe con i suoi amici della Fuci di Bologna stava costruendo coraggiosamente. Tentativo fallito, perché il giovane bancario non rivelò nomi, la retata non si allargò, la brigata partigiana “cattolica” (la 6a Brigata Giacomo) prese il suo posto nella lotta di liberazione nel capoluogo emiliano. Dopo la guerra fu riconosciuta a Zannini la qualifica di partigiano. A Bari, lo commemorarono i colleghi di lavoro del Credito Italiano, pubblicando un necrologio sulla «Gazzetta» del 31 marzo 1946. Fra i parenti rimasti (Giuseppe non aveva fratelli né figli) se ne perse la memoria, e non abbiamo trovato tracce di altre iniziative in suo ricordo.
Mentre la ricerca non si ferma, si sa già quanto basta perché le istituzioni pubbliche (il Comune, la Scuola, l’Università), e non solo loro, assumano l’impegno della memoria. Giuseppe Zannini deve tornare a essere conosciuto nella città e nella regione e onorato per aver dato la vita in nome della libertà.

Pasquale Martino    
«La Gazzetta del Mezzogiorno», 26 aprile 2017 


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