La “squadra”di Augusto.
Una
carriera illegale nel mito della Pace
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Francobollo per il bimillenario, 2014 |
77
anni fa, il 23 settembre 1937, il fascismo celebrava il bimillenario della
nascita di Augusto dispiegando un imponente programma di manifestazioni, che
includeva la «Mostra augustea della romanità» allestita a Roma nel Palazzo delle
Esposizioni. Dichiarato era l’intento di
affermare l’identità ideale fra due regimi e due capi: due «rivoluzioni», che
avevano imposto ordine e pace e rafforzato l’Impero romano nel mondo (il
fascismo “imperiale” chiudeva allora vittoriosamente la guerra d’Etiopia).
Del
tutto diverso, com’è ovvio, è il senso delle celebrazioni nel bimillenario
della morte dell’imperatore, inaugurate il 19 agosto di quest’anno. Oggi il
filo conduttore è la valorizzazione per il grande pubblico del lascito
veramente cospicuo dell’età augustea in ambito letterario, artistico e
architettonico. Il programma – avviato
lo scorso anno con un’importante mostra presso le Scuderie del Quirinale – prevede un itinerario
espositivo in rete con altre città del mondo (Keys of Rome) e l’apertura dei luoghi augustei, adeguatamente risistemati: dall’Ara Pacis al Mausoleo di Augusto, alla
passeggiata sul Palatino nell’area della domus
dell’imperatore e di sua moglie Livia. In alcuni luoghi si tengono letture di poeti
d’età augustea anche in lingua originale.
E
tuttavia, la ricorrenza sarà certamente un’occasione per riesaminare il
dibattito storico-critico sul personaggio e sull’epoca di cui fu espressione.
Ricordando che la nascita di Gaio Ottavio (così si chiamava il futuro principe)
era avvenuta il 23 settembre del 63 a.C., l’anno del consolato di Cicerone, il
biografo Svetonio puntualizzava
addirittura che in quel preciso momento
il senato stava discutendo sulla congiura di Catilina: come a dire che proprio
al culmine drammatico della crisi repubblicana nasceva colui che ne sarebbe
stato il risolutore. Quasi negli stessi anni di Svetonio, ma con maggiore penetrazione,
Tacito osservava che Augusto aveva avuto
la ventura di ricevere un corpo politico-sociale profondamente debilitato dalle
guerre civili (cuncta discordiis civilibus
fessa),
e di aver imposto su di esso il proprio imperio, solo nominalmente in qualità di
«primo fra pari» (nomine principis sub imperium
accepit);
insomma, di essere stato un monarca dietro
la finzione repubblicana. In fondo,
gli era capitato di arrivare al momento
giusto, quando i tempi erano maturi per una soluzione autocratica, e inoltre di
aver potuto fare tesoro, con le debite correzioni, del precedente esperimento
dittatoriale tentato da Giulio Cesare ma stroncato dai lealisti repubblicani. Nel frattempo, quasi in extremis, il
giovanissimo Ottavio era stato adottato dal dittatore, assumendo il nome di
Giulio Cesare Ottaviano (sarà appellato Augustus, «venerando», dopo aver ottenuto il potere supremo). Aveva 19 anni quando le Idi
di Marzo del 44 a.C. lo indussero a scendere in un agone politico da cui,
ormai, si usciva vincitori o morti.
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Ricostruzione ideale del Foro di Augusto |
Che
la sua carriera fosse nata nella più palese illegalità era talmente innegabile
che egli stesso nella propria autobiografia (le Res
gestae Divi Augusti) dovette rivendicare come “costituzionale” il gesto
eversivo con cui si presentò al senato: l’arruolamento di bande armate, un
vero e proprio esercito privato. Poi venne la «marcia su Roma» delle legioni al
suo comando dopo la morte violenta di ambo in consoli, la sua elezione al
consolato all’età di 20 anni (secondo tradizione ne occorrevano 42) e via in
crescendo. La vittoria finale, la pax Augusta, fu la rappresentazione
plastica del nuovo equilibrio raggiunto fra le classi proprietarie dell’Italia
e delle province (soprattutto occidentali), con l’inclusione dei soldati,
specie dei veterani, e la cooptazione della plebe residente nell’Urbe,
addomesticata da un ampio programma di politiche sociali. Chi abitava a Roma poteva ben percepire il «potere delle
immagini» (Paul Zanker) aggirandosi nei nuovi spazi pubblici, dal completato
Foro Giulio al Foro di Augusto, abbelliti di colonnati, fregi e statue. Poteva
vedere l’Urbe trasformarsi man mano da
città di mattoni in città di marmo (di tale metamorfosi Augusto soleva
vantarsi, racconta Svetonio).
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Ritratto di Livia Drusilla |
Ma
questo processo era sostanzialmente corale, frutto della mobilitazioni di
quelle parti che uscivano in qualche modo vincenti da cento anni di guerre
civili. Qui funzionò la capacità di Augusto di associare progressivamente al
suo progetto gruppi, clan, forze intellettuali, e gettare ponti anche verso i
circoli di opposizione. In ciò fu
coadiuvato da un’ottima «squadra» (come si direbbe oggi) che sopperì alle
carenze del leader, privo dei tratti di genialità di un Cesare. Agrippa fu il
vero autore dei successi militari di Ottaviano, ma sviluppò anche una propria
operosa attività di costruttore, architetto e urbanista, estendendo la rete
degli acquedotti e rimodellando l’area del Campo Marzio dove sorse il Pantheon.
E in questo periodo un ingegnere statale, Vitruvio, scrive il primo trattato De architectura. Mecenate, ottimo
politico-tecnico e amministratore, fu artefice della politica culturale
augustea – almeno di una parte di essa – accaparrandosi alcuni fra i più
brillanti talenti poetici del momento, Virgilio, Orazio, Properzio. Fiorirono
scuole di retorica e d’altri saperi; scuole di giuristi si attrezzarono a
dibattere i fondamenti del nuovo diritto imperiale. Anche il teatro nelle suoi diversi
generi – specie quelli non letterari – conobbe una notevole fortuna popolare e
furono eretti a Roma altri due teatri in pietra oltre a quello di Pompeo che
venne restaurato. Opere di pace, pagate al prezzo di una riduzione di libertà.
Una tregua accettata dalle parti, che resse finché il principe visse. Intanto ai confini dell’impero i confronti
armati continuavano con alterni esiti. Morto Augusto (il 19 agosto del 14 d.C.), tutte le questioni si riaprirono ma le forme dell’agire
politico erano ormai mutate irreversibilmente.
Pasquale Martino
«La
Gazzetta del Mezzogiorno», 24 settembre 2014, con lievi modifiche.