"Potere
Studentesco" a Bari e a Lecce
La
rivolta nelle Università
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Manifestazione studentesca a Lecce, 1968 (Archivio storico de "l'Unità") |
A gennaio del 1968 la rivolta era già in corso nelle principali città universitarie d’Italia. Gli atenei pugliesi invece sembravano dormienti. C’era stato invero un antefatto, proprio un anno prima: a Bari il 29 gennaio 1967 gli studenti di Chimica avevano occupato il loro istituto; il rettore Pasquale Del Prete li aveva subito fatti sgomberare dalla polizia e aveva inoltre proclamato la serrata dell’Ateneo per alcuni giorni: atti inauditi, che sollevarono proteste perfino da parte del consiglio comunale e della FUCI, l’associazione degli universitari cattolici nella quale Del Prete aveva militato da giovane col suo amico Aldo Moro. Presero le distanze anche diversi docenti, tra cui il futuro rettore Aldo Cossu e il filologo Carlo Ferdinando Russo. Davanti all’Ateneo sbarrato molti studenti attuarono un sit-in subendo la carica della polizia. Bari insomma aveva inaugurato senza saperlo il prologo della ribellione universitaria, proseguito a febbraio del ‘67 con maggiore veemenza in altre città: Pisa, Torino, Venezia, Napoli, Trento. Una ouverture che fece maturare nel capoluogo pugliese “avanguardie” studentesche intenzionate a riprendere il discorso bruscamente interrotto. Un anno dopo, però, Bari latitava, mentre fu Lecce a scatenare la contestazione. L’Università del Salento – retta da una personalità di spicco, il democristiano Giuseppe Codacci Pisanelli, già membro della Costituente – venne occupata dagli studenti il 22 gennaio 1968: una occupazione “dura” che resisté parecchi giorni e fu sostenuta da una pronta mobilitazione delle scuole medie superiori, riuscendo a collegarsi con le altre realtà nazionali, tanto da essere raccontata da «l’Unità» e da «Quindici», il periodico del Gruppo ’63 che fece quasi da portavoce del movimento sessantottesco. Su ciò sta per uscire un libro dello storico salentino Silverio Tomeo.
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Assemblea del 2 marzo 1968, aula prima di Lettere (foto Ficarelli, "La Gazzetta del Mezzogiorno") |
Torniamo
alle università. Bari era allora il terzo polo universitario italiano dopo Roma
e Napoli; aveva una popolazione studentesca in gran parte pendolare e fuori
sede, proveniente dalle province di Bari, Foggia, Taranto, dalla Basilicata e
dalla Calabria. L’Ateneo leccese, di nascita recente, contava su un minore
numero di facoltà e di iscritti, appartenenti alle tre province salentine.
L’incontro e la concentrazione di ragazzi e ragazze di tanti territori lontani
e di comuni disseminati costituì un grande fattore di organizzazione e di presa
di coscienza generale. I due atenei diventarono il “cervello collettivo” di una
giovane generazione pugliese e lucana che si proiettava verso orizzonti più
vasti: non a caso i leader del movimento universitario a Bari e a Lecce – primi inter pares nei comitati che
dirigevano le lotte – furono rispettivamente Piero Di Siena di Rionero in
Vulture in provincia di Potenza (futuro segretario regionale del PCI di
Basilicata e senatore) e Pietro Mita di Ceglie Messapica in provincia di
Brindisi (diventerà deputato e sindaco della sua città).
La
ribellione coinvolse migliaia di ragazzi delle nostre regioni, a cerchi
concentrici e con diversi gradi di intensità; vi si mescolavano cause materiali
e motivi ideali. Da un lato una condizione di studente-massa privo di
strumenti, di servizi, di “potere”, dentro una struttura universitaria
opprimente che riproduceva le diseguaglianze sociali; di qui la disubbidienza
all’autoritarismo accademico, la rivendicazione di democrazia e gratuità degli
studi. Dall’altro la consapevolezza che la propria lotta era legata da
molteplici fili ad altri processi di liberazione, riguardanti le classi
lavoratrici meridionali (nel ’67 la Puglia era stata attraversata da una
potente protesta bracciantile) nonché popoli e movimenti di ogni continente. Era
l’educazione di una gioventù di origini borghesi ma anche operaie e contadine,
animata da profonde istanze egualitarie; nell’immediato, essa avrebbe ottenuto
qualche respiro e qualche spazio di libertà; attraverso le prove difficili negli
anni futuri, avrebbe dato una spinta a ridisegnare – almeno per un po’ – un’Italia
migliore.
Pasquale
Martino
«La
Gazzetta del Mezzogiorno», 20 gennaio 2018
Movimento,
riviste, editoria
A
scrivere delle lotte universitarie di Bari è per prima la grande rivista di
cultura «Belfagor», che pubblica nel marzo 1967 un vivace intervento del
direttore Carlo Ferdinando Russo, con lo sguardo rivolto anche a Pisa e Torino.
La “lavorazione” della rivista è divisa a metà fra Marina di Pietrasanta sede
della redazione e Bari dove C. F. Russo insegna Letteratura greca e Filologia
classica. Su quello stesso numero si legge uno dei primissimi scritti di
Luciano Canfora. L’occupazione di Lecce trova spazio invece su «Quindici»,
rivista d’avanguardia e “di movimento” fondata dal Gruppo 63, che nel n. 8 di
febbraio-marzo 1968 ospita una riflessione di Pietro Mita. Nel comitato di
agitazione a Lecce si distingue il giovane Piero Manni, che fonderà una
battagliera casa editrice. A proposito, anche gli editori si stanno adoperando
in gara per realizzare al più presto libri che rispecchino il ’68 ormai al suo
apice. Ad aprile l’editrice barese Laterza stampa il volume Documenti della
rivolta universitaria, «a cura del Movimento studentesco» riconosciuto come
soggetto politico-culturale; vi sono riprodotti i materiali delle occupazioni
di varie città (fra cui Trento, Torino, Milano) ma non di Bari; Mario
Santostasi che è in redazione vorrebbe inserire anche questa, ma non c’è tempo:
nello stesso mese pure Marsilio, a Padova, esce con una silloge di documenti delle principali città (Università:
l’ipotesi rivoluzionaria). A marzo-aprile appare il numero monografico
28-29 di «Problemi del Socialismo» intitolato La rivolta studentesca in Italia, Stati Uniti, Germania federale. Il
periodico diretto da Lelio Basso – figura carismatica dell’antifascismo ed
esponente di primo piano del PSIUP – comprende un articolo di Giuseppe Trulli,
barese, segretario nazionale della federazione giovanile del PSIUP e futuro
segretario regionale della CGIL in Puglia. A Bari il partito della estrema
sinistra socialista, guidato dal segretario provinciale Giacomo Princigalli, è
uno spazio accogliente in cui le idee del movimento studentesco internazionale si
confrontano con le suggestioni del marxismo eretico e del terzomondismo. Altri
editori baresi non restano fermi. De Donato pubblica a giugno L’anno degli studenti di Rossana
Rossanda, quasi un primo bilancio del ’68: va a ruba ed è ristampato a
novembre. La Rossanda è impegnata inoltre con l’editore Raimondo Coga, che per
la Dedalo incomincerà a stampare a Bari nel gennaio ’69 «il Manifesto» mensile,
le cui tesi politiche costeranno al gruppo redazionale una rapida estromissione
dal PCI. Ma già nel ’68 Dedalo fa uscire l’edizione italiana della «Monthly
Review», tribuna prestigiosa della nuova sinistra americana, e include nel
numero 10 di ottobre una sintesi – curata dalla redazione italiana – sul
convegno nazionale del movimento studentesco tenutosi un mese prima a Venezia,
a cui hanno partecipato delegazioni da Bari e Lecce.
P. M.