Ombre nere in Puglia
Con una sentenza
di ammirevole nitidezza, la Cassazione (quinta sezione penale, 10.2.2011) ha
respinto l’imputazione di reato diffamatorio a carico di chi aveva definito il
gruppo di Forza Nuova non solo «chiaramente fascista», ma anche portatore di
«xenofobia, razzismo, violenza e antisemitismo». Infatti, argomenta la Suprema
Corte – ed è ciò che intendiamo qui sottolineare – , non soltanto le
affermazioni in questione rientrano nel diritto di critica storica e politica,
ma, soprattutto, se si tiene fermo il dato storico obiettivo, la qualità di
fascista «non può essere depurata dalla qualità di razzista e ritenersi incontaminata
dall’accostamento al nazismo». Insomma, chi è e si dichiara fascista non può
pretendere di dissociare il proprio credo da tutto ciò che il fascismo, storicamente,
ha significato e incarnato: il razzismo, l’antisemitismo, il culto della
violenza, la complicità col nazismo e l’intima parentela con esso.
Da questo
assunto vogliamo partire, in quanto esso esprime con chiarezza le motivazioni
che spingono l’Anpi a contrastare le attività dei gruppi neofascisti, mettendo
a disposizione delle istituzioni e del pubblico una più articolata informazione
in proposito. L’Anpi non è mossa da accanimento ideologico contro “innocue”
manifestazioni del pensiero, ma dal dovere istituzionale di identificare forme
di organizzazione e pratiche che, ispirandosi esplicitamente al fascismo, e
celebrandone l’apologia, contraddicono lo spirito della Costituzione
antifascista e le leggi della Repubblica: in particolare la legge n. 205
25/6/1993 («legge Mancino») che – riprendendo e articolando le leggi n. 645
20/6/1952 e n. 654 6/10/1975 – vieta non solo la propaganda e le azioni di tipo
fascista ma altresì la costituzione di organizzazioni e movimenti finalizzati a
compiere tali azioni.
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Manifestazione di Forza Nuova a Manduria |
In questo
doveroso adempimento, l’Anpi non intende assumersi l’onere di un’inchiesta né
presume di rivelare fatti nuovi – tali sono le competenze di altri soggetti e
organi – ma si propone di presentare in maniera ordinata, e divulgare, quelle
informazioni che sono reperibili attraverso i mass media, i centri di
documentazione e gli stessi siti web neofascisti.
È infatti
risultato evidente, negli ultimi anni e negli ultimi mesi, che alcuni gruppi
neofascisti, e in particolare CasaPound, hanno potuto operare troppo a lungo in
una sorta di zona d’ombra, evitando le sovraesposizioni quando era possibile,
coltivando le simpatie e i sostegni in aree politiche da loro ritenute
contigue, cercando interlocuzioni anche in schieramenti politici distanti.
Soltanto alcuni gravi episodi di violenza, di eco nazionale, hanno contribuito
a strappare il velo di opacità attorno a CasaPound: si pensi – a titolo
puramente esemplificativo – all’aggressione subita da alcuni militanti del Pd a
Roma, nel 2011, per la quale è stato incriminato e arrestato un dirigente del raggruppamento
neofascista (il che ha indotto un leader nazionale dello stesso gruppo a
esultare scompostamente su Facebook per la morte del magistrato che aveva
disposto il provvedimento giudiziario); e soprattutto all’eccidio dei
senegalesi a Firenze, alla fine dello stesso anno, commesso da un militante da
cui invano CasaPound ha tentato di prendere le distanze a posteriori. A tale
misfatto si è aggiunta in seguito la sceneggiata del console italiano di Osaka
– vergognosa sul piano politico-istituzionale e simbolico – che si è esibito in
una manifestazione musicale fascista collegata a CasaPound. E ancora, la
dinamica dei fatti di violenza avvenuti il 22 marzo 2012 a Roma, nel quartiere
di Casal Bertona – cui la cittadinanza ha risposto con una manifestazione
antifascista chiedendo la chiusura delle sede neofascista – indica un’attiva
responsabilità di CasaPound nell’alimentare un clima di scontro e negli effetti
violenti che non di rado ne conseguono.
A questi episodi
si sono aggiunti, nella nostra regione, l’arresto di quattro esponenti di
CasaPound a Lecce per aggressione, e, a Parma, l’assalto a un circolo Arci da
parte di componenti della stessa formazione. Tutto ciò ha incominciato a
stimolare una presa di coscienza – che va incoraggiata e approfondita –
riguardo alle modalità d’azione “ordinarie” del gruppo neofascista. Tale
raggruppamento ha la pretesa di custodire nel proprio statuto e nella propria
vita interna un’espressa identità fascista (riferita proprio al fascismo del
ventennio e della repubblica di Salò, «mussoliniano, gentiliano, pavoliniano»),
e nel contempo di edulcorare tale identità nelle relazioni pubbliche, parlando
di superamento della destra e della sinistra storiche, di «fascismo del terzo
millennio» che sarebbe qualcosa di nuovo, di estraneo alla violenza, al
razzismo e alla xenofobia.
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Volantino neofascista in Puglia |
Qui sarà appena
il caso di ricordare che il fascismo si presenta storicamente, fin dalle
origini, come movimento «terzaforzista», «né capitalista né socialista», e che
tale collocazione è stata riproposta negli anni ‘70 da Terza Posizione, gruppo
cui appartennero alcuni numi tutelari della futura CasaPound (nata a sua volta
all’inizio degli anni 2000). L’“edulcorazione” dei neofascisti odierni è
funzionale a favorire i rapporti con le istituzioni e con il mondo della
scuola, con l’obiettivo di consolidare e in qualche modo legittimare la
presenza del gruppo nel territorio. Ma a tale proposito, in effetti, la tattica
si riduce spesso al tentativo furbesco di vera e propria dissimulazione:
l’identità del gruppo viene rimossa e sostituita con altre sigle nelle
richieste formali di patrocinio, di concessione di sedi, di interventi per la
messa in opera di una manifestazione, per poi ricomparire all’improvviso
soltanto nei materiali cartacei e online che propagandano l’iniziativa in
questione. In Puglia questo trucco ha funzionato più volte, sfruttando la buona
fede o la disattenzione altrui. Il colmo dell’improntitudine è stato raggiunto
quando a Bari esponenti di CasaPound, all’indomani dei tragici fatti di
Firenze, hanno tentato – per fortuna vanamente – di farsi schermo delle
comunità di immigrati senegalesi coinvolgendola in una propria conferenza
stampa.
Nessuno vorrà
poi negare la pericolosità della tattica di infiltrazione che gruppi come CasaPound
e Forza Nuova attuano all’interno di lotte sociali e movimenti di protesta,
anche in questo caso oscurando per lo più la propria identità. Come nel
cosiddetto «movimento dei Forconi» in Puglia (e non solo), il ritornello è in
questi casi la dichiarazione di apoliticità, l’appello «contro tutti i partiti»,
l’essere «né di destra né di sinistra». Ovviamente altra cosa è la ricerca di
una partecipazione marginale in un vasto movimento di massa, di natura
pluralistica – all’interno del quale, se mai, il rischio è che il neofascismo
svolga il ruolo di fautore di episodi di degenerazione violenta (come nella
manifestazione studentesca in piazza Navona a Roma nel 2008) –; cosa ben
diversa è la presenza in posizione dirigenziale, promotrice e organizzatrice,
rispetto a movimenti specifici come quello sopra ricordato, in Puglia, in
Sicilia e altrove: presenza tanto più pericolosa in quanto mimetizzata sotto
l’aspetto di un generico qualunquismo antisistema.
In conclusione,
questo dossier sulle recenti attività di CasaPound e di altre formazioni
neofasciste in Puglia vuol essere un promemoria – molto parziale e senza
nessuna ambizione di compiutezza – ad uso delle istituzioni, delle forze
politiche costituzionali, dei sindacati, dei movimenti, dell’associazionismo
democratico: Esso è finalizzato alla conoscenza di un fenomeno che, oltre a
porsi sul terreno incostituzionale dell’apologia di fascismo, ha dimostrato più
volte (a Roma, Firenze, Lecce, Parma ecc., e anche
in Puglia) di sconfinare nella violenza politica, verso la quale – nella
migliore delle ipotesi – il suo pensiero e la sua pratica non rappresentano
certamente un argine, ma un terreno pericolosamente inclinato.
Introduzione a: Ombre nere. Il punto sul neofascismo in Puglia, a cura dell'ANPI Puglia
(il documento è stato presentato nel corso di una manifestazione dell'ANPI il 15 gennaio 2013 presso l'aula consiliare del Comune di Bari, con la partecipazione del presidente nazionale Carlo Smuraglia)